La sveglia delle 7.45 l’ho spenta subito, mi sono concessa un'altra mezz’ora di sonno.
Mi alzo e realizzo che anche oggi piove. Di quella pioggia fina fina che non sai se aprire l’ombrello o chiuderlo, e cammini per strada aprendo e chiudendo l’ombrello. Il vento tira forte e alla fine il meccanismo si inceppa, l’ombrello rimane a metà ne aperto ne chiuso. Penso che sia una metafora perfetta di quello che sento.
Vado a lezione, mi consolo pensando che sarà l’ultimo corso che seguirò in aula 12.
Noia generale, sbadigli. Una ragazza fa la domanda sbagliata, la prof, finalmente tira fuori la sua natura sgradevole e pungente. È come tornare alle origini, ai primi giorni dell’università.
Mi sento a disagio come il primo giorno, come se fosse successo a me.
Per strada c’è il solito caos di macchine e persone nervose, bastano due gocce d’acqua e tutti diventano imbranati, l’autista sbuffa. Scendo prima trascinandomi svogliatamente verso casa.








