martedì, 20 maggio 2008
author: aboutalice @ 15:48
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Per le scale come sempre saluto il vicino, che con il sorriso mi tiene la porta dell'ascensore. Mi chiede come sto, sorrido e dico bene. Non ho voglia di parlare. Ho mal di denti.
 Fuori il sole si alterna alle nuvole, accendo il lettore e infilo il cancello augurandomi che l'autobus non sia ancora passato, stamattina c'è il convegno sull'amicizia e non voglio arrivare tardi. Il cielo promette pioggia, la gente sbuffa alla fermata, il tabellone degli orari è spento.
Arrivo in facoltà è un tappeto umano di persone sedute per terra nell'aula.
La solita organizzatrice, la solita disorganizzazzione, il solito caratteraccio.
Ormai mi sono abituata ai suoi insulti. La cosa mi fa incazzare.
Mi siedo per terra e sfoglio il giornale, gestisco il mio spazio, mi annoio, ascolto forzatamente i discorsi dei vicini, ripassano un esame di statistica. Di sentire il noto studioso canadese non c'è verso, troppo lontano, troppo casino.
Il gruppetto a fianco a me è giovane e bello, entusiasta sorridente, in ansia per il prossimo esame.
Vedere ragazzi del primo anno mi deprime mi chiedo che cosa ci faccio in mezzo a loro.
Mi ricorda scene di qualche anno fa, adesso è una altra cosa. entusiasmo e stima per l'università sono persi da un pezzo. Mi preparo lentamente per lo sgancio. I periodi finiscono come passano le stagioni, cosi mi diceva sempre Ro, l'aveva letto in un libro di banana yoshimoto.
Forse i periodi finiscono quando inizia la diaspora degli amici, chi finisce l'università, chi lavora, chi sparisce. Piano piano tutto cambia o forse cambia tutto velocemente e nemmeno te ne accorgi.
Non so cosa sia, ma è un periodo che vado di corsa. Una di quelle corse per inseguire qualcosa che non raggiungi mai. Che poi le uniche scelte che dovrei fare le rimando in eterno, a momenti migliori.
Quello che più mi preoccupa è che a forza di sentire i discorsi generalisti sullo mio scarso valore e senso critico , inizio lentamente a crederci.
giovedì, 15 maggio 2008
author: aboutalice @ 08:10
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Chi è consapevole che il cammino è infinito, conosce le proprie lacune e non crede mai di aver raggiunto la perfezione.
mercoledì, 14 maggio 2008
author: aboutalice @ 19:24
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Vorrei fosse già sabato.
Vorrei che questa settimana di merda fosse già finita.
Vorrei sentirmi meno in colpa.
Vorrei non aver detto quello che ho detto.
Vorrei non essermi confidata con gli amici.
Vorrei non aver fatto un paio di telefonate.
 
Sopratutto vorrei non aver chiamato mia madre così mi continuerei a sentire stronza e non una merda!

Ma sopratutto vorrei non essere una scema cosi saprei che cercare sostegno o consolazione in mia madre è un ossimoro.

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