venerdì, 30 novembre 2007
author: aboutalice @ 19:26
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Mamma dopo il cancro alle ovaie

Nel 2002, a causa della malattia, la donna aveva subito l'asportazione di entrambe le ovaie: era dunque destinata ad essere sterile, vittima di una menopausa assoluta e precoce. Il sogno di diventare mamma è invece diventato realtà. La fecondazione, dopo il congelamento e lo scongelamento dei suoi ovuli, è avvenuto al Sant'Orsola di Bologna.
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fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/ovociti/ovociti/ovociti.html
venerdì, 30 novembre 2007
author: aboutalice @ 10:18
category: corso di spagnolo
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Ogni giovedi vado al corso di Spagnolo gentilmente offerto dalla facoltà di psicologia uno.
Ogni giovedi dalle 16.45 alle 18.30.
Ogni giovedi dalle 16 alle 19 piove.
Ogni santo giovedi che io ho il corso di Spagnolo e devo prendere l'autobus alle 16 e alle 18.45 piove e si sa che quando piove gli autobus sono pieni di persone cattive e scocciate perchè piove e perchè gli autobus sono pieni, e sono sempre pieni di borse e buste e ombrelli enormi e appuntiti che finisco sempre per finirti dove non dovrebbero. E le persone stanno ferme alla fermata sotto la pioggia e quando chiudono l'ombrello ti schizzano sempre, e poi anche se gli autobus sono pieni di gente vogliono salire lo stesso perchè piove e non si vogliono bagnare e non vogliono aspettare.
Ma io ogni giovedi vado lo stesso al mio corso di Spagnolo nonostante sia molto meteoropatica, perchè sin da piccola volevo imparare lo spagnolo.
Nella mia città natale si parla un pò di catalano sardizzato, e da piccola sognavo sempre di andare a Bilbao perchè l'avevo vista assieme al mio papà in una videocassetta che era in omaggio con un giornale.
E allora alle 4 vado alla fermata dell'autobus sotto la pioggia e aspetto che arrivi l'autobus, e il tabellone elettronico non funziona perchè quando piove non funziona mai, e non sai se conviene andare un fermata più in là a piedi o  se sta per passare il 163, che sarebbe fatica sprecata andare all'altra perchè lo perderesti e se quando non piove ne passa uno ogni cinque minuti il giovedi alle 4 sotto l'acqua non ne passa uno per almeno 20 minuti. Allora vado all'altra fermata ma è tutto inutile la gente aumenta e nemmeno l'altro bus passa se non dopo 20 minuti. La gente sbuffa si muove e si rimuove nel marciapiede, ma il bus passa solo dopo 20 minuti, e arriva sempre uno, il più cattivo di tutti, che ti si mette davanti con un ombrello enorme e toglie la visuale a tutti gli altri. Quando l'autobus arriva c'è la corsa alle porte e la gente non la fanno scendere perchè loro devono salire subito e ti superano da ogni lato perchè devono salire per primi, ti spingono, ti tirano finchè tu non li fai salire e talvolta (era nella lezione di grammatica dell'altro giorno) può capitare che non riesci a salire.
Ma nonostante questo vado sempre a Spagnolo perchè il mio fidanzato lo sa parlare meglio di me e mi prende in giro, perchè se entro nei negozi mi vergogno e lascio parlare lui, allora ho deciso che mi faccio tutti i livelli del corso di Spagnolo della facoltà e la prossima volta dai commessi dei negozi spagnoli mi faccio raccontare tutta la vita.
E di giovedi dopo aver preso l'autobus arrivo vicino alla facoltà e le persone non ci vogliono camminare sulla grata metallica che hanno messo nel marciapiede e allora costringono a camminarci me e ogni volta sembro l'equilibrista sul filo e prima o poi cado e do una bella sederata.
Ma nonostante questo vado al corso di Spagnolo perchè ci va anche la mia amica Maria Josefina che sarebbe Maria Pina ma al corso di Spagnolo ti trasfomi il nome in Spagnolo, e cosi hai un' altra identità MariaJOSEPINA nata in e cresciuta in bolivia coltivatrice di patate
E quando finalmente arrivo in facolta nell'aula 13 e vedo tutti i miei compagni di Spagnolo sono in ritardo di 15 minuti e devo dire Hola a voce alta e mi vergogno un sacco, e non ci sono piu posti per sedermi, ma vado lo stesso perchè la mia maesta di Spagnolo è tanto dolce e mi sorride anche se sono in ritardo e non si arrabbia mica, e poi la mia amica Maria Josefina nata in Bolivia coltivatrice di patate mi ha tenuto il posto di fianco al suo, perchè in Bolivia tra coltivatrici di patate ci si fanno i favori.

Oggi al corso di Spagnolo la maesta Maria Jose (si sarebbe una specie di Maria Josepina più grande, si chiama Maria Giuseppe in Italia non esiste in Argentina ci puoi avere un nome da maschio e nessuno si mette a ridere) ci ha dato come compito un componimento di 10 righe, per il prossimo giovedi.
Si ci danno anche i compiti a casa, perchè siamo al livello base e queste cose le fanno alle elementari i bambini Spagnoli.
La maestra ci fa leggere le frasi e se ci corregge ci corregge sempre con il sorriso, e se leggi bene ti dice brava, chissa se nel temino ci scrive bravo sul quaderno.
Impariamo la grammatica Spagnola ma in realtà non sappiamo quella Italiana e allora alla facoltà tra un pò ci faranno anche il corso di Italiano che sapere le lingue è importante!
Ho deciso che il tema lo dedico alla mia compagna di spagnolo Tia MariaJosepina!
Mi amiga Maria Josefina.
Be per ora ho pensato al titolo per le altre dieci righe ho tempo fino a giovedì!
mercoledì, 28 novembre 2007
author: aboutalice @ 21:37
category: foto
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mercoledì, 28 novembre 2007
author: aboutalice @ 20:07
category: cambiamenti, vita di coppia
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Scorre l’acqua, sei di la che fai una doccia. Domani arriva sempre troppo presto, ogni volta che devi ritornare su. Spero sempre che il treno si rompa cosi puoi rimanere un giorno in più, un giorno imprevisto, un giorno rubato alla logica della distanza, delle cose da fare, dei lavori da iniziare. Un giorno forse sembra poco, ma per me quel giorno avrebbe tutto un altro sapore, il sapore dell’inatteso, come le mattine in cui non andavo all’uni e mi ritrovo a passeggiare per il centro, io e pochi altri che guardano per aria i monumenti, mi sento felice… come un bambino che ruba la cioccolata, e sa che non si fa, ma quella rubata è più buona.

La notte dormiamo abbracciati, non parliamo… a cena mi dici che a tavola non si piange.

La mattina arriva presto ci alziamo mezzora dopo la sveglia come al solito, ti faccio il caffè, i soliti panini imbottiti, la bottiglietta dell’acqua i cioccolatini al rum, un pacco di grisbì, un succo di frutta e un ritter sport per il viaggio, non sia mai che ti venisse fame.

Usciamo di corsa, in mezzora siamo in stazione, si gela. A Roma è arrivato l’inverno proprio stamattina. Facciamo colazione da wok a termini, ormai un rito, mi dici di prenderti il posto li sotto le scale mobili, cosi vediamo la gente che va a lavoro.

Il treno anche stavolta ha qualche minuto di ritardo ma alla fine parte. Rimango al binario finchè  riesco ad intravedere il tuo scompartimento.

Torno a casa il più tardi possibile, che adesso che faccio a casa da sola.

Mi addormento tardi. Nelle lenzuola c’è ancora il tuo odore


domenica, 18 novembre 2007
author: aboutalice @ 20:03
category: dolci, ricette, torte
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TORTA PAN DI STELLE


Per chi ama i biscotti… un idea per farci una torta!

Sono già alla seconda produzione e non dura più di 3 giorni in casa!

Ingredienti:

250 g farina

250 g zucchero

50 g cacao

100 g burro

3 uova

1 bustina di lievito

1 bicchiere di latte

nocciole tritate (15/20)



Preparazione:

Unire i tuorli con lo zucchero, aggiungere il burro a temperatura ambiente.

Incorporare la farina , latte e cacao poco per volta. In finale aggiungere le nocciole tritate e una bustina di lievito.

Mettete in forno per 30 minuti a 180 gradi.


Per la decorazione di stelle occorre lo zucchero a velo e un foglio, penna e forbicina.

Disegnate le stelle, tagliatele con le forbicine.

Appoggiate il foglio sulla torta e spolverate lo zucchero a velo.

 

Ottima per iniziare la giornata, ma se volete renderla ancora più golosa sciogliete del cioccolato a bagnomaria aggiungendo del burro o del latte a vostro piacere (o tutte e due ne basta poco), tagliate una fetta della torta e cospargetela di cioccolato fuso e al lato panna montata.

pan di stelle


















martedì, 13 novembre 2007
author: aboutalice @ 19:15
category: viaggi, racconti, cammino di santiago
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Questo pomeriggio ho aperto il libro di Mantovani, intercultura, e all’inizio c’era proprio una frase che non ricordo bene a che punto del cammino di Santiago l’avessi incontrata.

 

Caminante, son tus huellas

el camino, y nada mas;

caminante, no hay camino

se hace camino el andar

Antonio Machado

 

Credo che sia scritta in qualche rifugio o in qualche muro di qualche città, ma in fondo dove è scritta ha poca importanza.

Il cammino ancora una volta ricorre nella mia vita, ancora una volta in modo casuale.

Mi alzo di scatto dalla sedia e afferro la cartina che una volta arrivata a Santiago ho comprato in uno dei tanti negozi di Souvenirs che ornano le strade che portano alla Cattedrale.

Decido che è arrivato il momento di appenderla al muro.

È una cartina plastifica e lunga, segna tutta la strada che ho percorso. Dal confine Francese ho attraversato tutta la Spagna per giungere quasi fino alla costa. Già un piccolo rimpianto, non essere arrivati a Finisterre.

Cerco le puntine, prendo il martello, la cartina è sul muro.

Resto qualche minuto davanti alla cartina e passo il dito sulla strada. Il dito scorre piano sulla superficie liscia, la sensazione è piacevole. I ricordi affiorano in ordine sparso, le sensazioni le sento ancora vive sulla mia pelle, anche se oggi fa freddo sento il calore del sole sulla faccia.

Il cammino nasce per caso, quando qualcuno mi chiede perché rispondo quasi sempre “perché no?”. Ma è sempre una risposta parziale, ho fatto il cammino perché qualcosa mi ha chiamato a farlo.

Ho sempre avuto questa percezione e lungo la strada si è sempre più rafforzata.

C’è stato un momento in cui l’ho capito, stavo camminando lungo le mesetas e mi sono tornate in mente le parole di Fra.

Durante la fase di preparazione del viaggio e in particolare mentre compravo le scarpe e attrezzature varie, dicevo sempre che DOVEVO fare il cammino, lui mi disse che non dovevo ma che VOLEVO.

Per me dovere in quel momento voleva dire più di volere.

Quella mattina persa nei miei pensieri, me ne stavo in silenzio pochi passi davanti ad A., e tutto mi è parso improvvisamente chiaro. DOVEVO.

Era il cammino che in qualche maniera mi aveva chiamata, cosi come aveva chiamato Ercole, Cesare i Cissati.

Non sei tu che fai il cammino è il cammino che ti fa.

Ho sentito parlare per la prima volta del cammino due ragazzi del sito ir.it , due ragazzi che a tutt’oggi il cammino non l’hanno fatto.

Ho preso informazioni sul cammino tante volte sul sito pellegrinando.it.  Con A. ne abbiamo parlato per anni,  due e mezzo più o meno. Ho sempre pensato che l’avrei fatto con lui, che fosse la persona giusta. I tempi sono diventati maturi questa estate, sapevo che era il momento giusto.

Prima di partire ero spaventata da questa impresa, avevo paura di soffrire, avevo paura di non farcela, avevo paura di fallire. Si più di tutto avevo paura di mollare alla prima salita alla prima difficoltà seria. In famiglia mi hanno sempre dipinta come una che non finisce mai quello che incomincia, che alla prima difficoltà molla tutto. La fatica non fa per te, mio padre me lo dice sempre. Mia madre era convinta che alla prima tappa avrei mollato e sarei tornata a casa.

La settimana che ha preceduto la partenza ero talmente agitata che non riuscivo a dormire. Nonostante in tanti mi avessero detto che sarebbe andata bene, io avevo paura.

L’incontro con A. alla stazione di Genova è stato preceduto da un week con Pulcia e Dani. A sorpresa ci capita anche un certo fiorentino amico di raduni. Qualche consiglio sparso e qualche battutina hanno alleggerito le mie paure. A. mi aspettava davanti al binario uno.

Un lungo abbraccio prima di prendere il treno per Nizza.

 

Continua…

domenica, 11 novembre 2007
author: aboutalice @ 11:35
category: varie, relax, futilitĂ , vita condominiale
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Ieri nell'ordine abbiamo comprato:
Tappetino per la doccia
secchio della spazzatura con pedale
rotella taglia pasta pizza e guarnisci dolci
pinza per i fritti
minipimer
mezzaluna

Indovinate cosa è costato di piu????


Ah non tralascerei il fatto che abbiamo fatto la spesa per un paio di mesi, e siamo in grado di fare qualsiasi ricetta presente nelle scatole della pasta Barilla... perchè se si vuole essere delle brave donnine di casa bisogna anche avere gli strumenti del mestiere!
A breve i risultati di queste sessioni di cucina creativa!

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